ProgEco Natura
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Le doline sono le tipiche forme carsiche di superficie che caratterizzano un altipiano carsico. Sono delle
depressioni chiuse che, a seconda delle caratteristiche geologiche (tipo di roccia, caratteristiche degli strati)
e climatiche della zona, possono raggiungere dimensioni più o meno grandi e forme molto diverse.
Sul Carso sono presenti più di 6000 doline, di cui quasi 400 con diametro maggiore di 100 m; la maggior
parte si sviluppa nella zona centrale dell’altipiano, dove affiorano i calcari più carsificabili, come nei pressi
di Monrupino dove ci sono più di 100 doline per kmq. Le profondità variano da pochi metri a circa 70 m; la più grande si trova nei pressi di Prosecco, raggiunge quasi i 600 m di diametro e supera i 60 m di profondità. Il tipo di dolina più diffuso è ‘a ciotola’ o ‘a scodella’: presenta fianchi poco inclinati ed è caratterizzata da un fondo ampio e piano formato da spessi depositi di ‘terra rossa’, un suolo argilloso di colore rossastro,
particolarmente adatto per le coltivazioni. Le doline ‘a imbuto’ o ‘a pozzo’ invece hanno i fianchi più ripidi, sul fondo ci sono molti massi dovuti a crolli delle pareti, e poca terra rossa. A seconda della genesi si distinguono doline di dissoluzione e doline di crollo. Quelle di dissoluzione sono le più diffuse e si formano per la presenza di una zona dove si concentra l’azione dell’acqua piovana, tale zona è generalmente più in basso del terreno circostante, e può essere
formata da una o più fratture della roccia o da una cavità che funge da inghiottitoio. In seguito le acque,
scorrendo lungo i fianchi della depressione, la allargano e, concentrandosi sul fondo, l’approfondiscono sempre di più.
Le doline di crollo si originano per il cedimento della volta di grotte vicine alla superficie; si distinguono da quelle
di dissoluzione perchè presentano fianchi molto ripidi o verticali e per il fondo coperto da massi e detriti di crollo. Doline di crollo di grandi dimensioni (cioè di diametro maggiore di 100 m) non sono molto diffuse sul Carso in quanto l’acqua piovana scorrendo lungo i fianchi delle depressioni nel tempo ne modifica la forma originale, cancellandone i tratti caratteristici e rendendo impossibile distinguerle dalle doline di dissoluzione. Definire con certezza l’origine
di una dolina è quindi molto difficile.

L’inversione termica
Le doline presentano un microclima  del tutto particolare, caratterizzato dal fenomeno dell’ ‘inversione termica’. Sul fondo di queste conche infatti c’è sempre più freddo che all’esterno, soprattutto in inverno e primavera. Più la conca è stretta e profonda, più il fenomeno è evidente. In dolina si avverte una calo della temperatura scendendo verso
il basso, mentre solitamente la temperatura diminuisce salendo in quota, con una diminuzione di 0,6 C° ogni 100 m. Scendendo in dolina, invece, diminuisce di 7 C° ogni 100 m, cioè circa 12 volte di più! Infatti in inverno il fondo di queste depressioni può restare a lungo sotto la neve, anche quando nel resto nell’altopiano è già scomparsa.
Possiamo quindi dire che le doline sono come delle ‘isole’ con un clima più fresco umido di quello dell’altopiano che le circonda.