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Guida a Prova Di Fauna

Abbattere le nutrie per evitare il sovrappopolamento non è l’unica soluzione e non è nemmeno la migliore. Questa l’argomentazione di due biologi italiani che domani, attraverso una conferenza stampa, spiegheranno un metodo alternativo di contenimento della specie già sperimentato con successo nel Comune di Buccinasco. La nutria (Myocastor coypus) è un roditore originario delle zone subtropicali del Sud America meridionale. In Argentina, in condizioni naturali, i gruppi sociali sono formati da molte femmine adulte e subadulte, un maschio dominante, numerosi maschi adulti e subadulti subordinati e un numero variabile di giovani (Guichon et al., 2003). I maschi dominanti difendono attivamente e marcano il territorio contro le intrusioni di altri maschi. Questo mammifero, importato in Europa con l’intento di farne un animale da ‘pelliccia’, si è subito ben adattato all’ambiente acquatico e si è diffuso invasivamente negli ambienti umidi dell’Italia peninsulare e insulare causando talvolta estesi danneggiamenti alle biocenosi acquatiche, alle coltivazioni e ai manufatti. Ad oggi, per il controllo numerico della nutria, si utilizzano l’eutanasia, le armi da fuoco e le esche avvelenate. “Il nostro progetto – afferma il biologo Samuele Venturini – si basa su un contenimento ‘naturale’ dove individui riproduttori sterilizzati, continuando a difendere il territorio in competizione per il cibo e gli spazi con gli individui fertili, impediscano fenomeni di immigrazione e riducano il tasso riproduttivo della colonia. Questo è un sistema indolore, rispettoso della vita e sicuramente più gradito dell’uccisione cruenta che risulta impopolare presso il pubblico più sensibile. Da un anno circa stiamo sperimentando la sterilizzazione nell’area urbana e suburbana del comune di Buccinasco (MI). E i risultati positivi ci spingono a proseguire per questa strada che ci auguriamo di continuare a percorrere sempre con il supporto di Regione Lombardia.” Gli animali vengono così catturati, trasportati in un ambulatorio, visitati, analizzati, chippati, sterilizzati e poi reinseriti nel loro habitat dove vengon costantemente monitorati. “Da amante della natura quale sono – afferma Loris Cereda, Sindaco di Buccinasco – non posso che essere favorevole a questo metodo e sono stato ben contento che Buccinasco sia stato il Comune pilota di quest’operazione. Mi auguro che i risultati continuino ad essere quelli sperati e che la nostra esperienza possa essere d’esempio per altre città”. Alla conferenza Interverranno: il dottor Samuele Venturini, il dottor Gerard Mangiagalli, Clinica Veterinaria Europea, il dottor Giorgio Chiozzi, Museo di Storia Naturale di Milano, il Sindaco Loris Cereda, Comune di Buccinasco, la signora Anna Corbani dell’Associazione Tom & Jerry.

Ufficio stampa Comune di Buccinasco

Ci auguriamo che questo precedente possa incoraggiare l’uso di tale metodologia anche nella nostra regione.

Scrivo perché sono rimasta esterrefatta dalla crudeltà e dall’ ignoranza che si evince dal contenuto di un articolo intitolato “I cinghiali arrivano dal Prefetto” apparso su il Piccolo di Trieste in data 2 settembre 2010. In particolare riporto una frase: “bisognava uccidere le femmine gravide”. Risparmio i commenti morali ed etici perché credo che la cosa si commenti da sé, mi concentro invece sugli aspetti scientifici, evidentemente non chiari per molti, precisando alcune cose. Sabato 5 settembre 2009 all’alba, in via Commerciale, tra le case, si sparava ai cinghiali. Gli abbattimenti in deroga,  prevedevano di eliminare 100 esemplari, senza distinzione di sesso, età e condizioni. Così è stato. Come diversi esperti avevano già previsto, uno sterminio di massa poteva soltanto aggravare la situazione: è risaputo infatti che abbattimenti di questo tipo, dopo un’ iniziale riduzione del numero di esemplari, causano un aumento esponenziale delle nascite per un fenomeno compensatorio. Abbattere le femmine conduttrici del branco, quelle riproduttive (e quindi eventualmente le gravide), che controllano l’estro delle più giovani, reca conseguenze disastrose in quanto senza il controllo delle anziane il branco sbanda e tutte le femmine normalmente inattive entrano in estro ed aumentano di fatto le nascite. Perché si spreca denaro pubblico per risarcire i danni e per abbattere gli animali senza prendere minimamente in considerazione tutti quegli accorgimenti preventivi che per legge andrebbero presi prima di intervenire con le doppiette (foraggiamento dissuasivo, recinzioni, repellenti, educazione dei cittadini, ecc.)? Vietare di dar da mangiare agli animali non serve a nulla, semmai peggiora la situazione perché gli animali, affamati, si spingono sempre più verso i centri abitati dove sperano di trovare del cibo.
Manuela Cassotta biologa MI.F.A. Missione Fauna & Ambiente ONLUS

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